Storia

 Età antica

Il territorio comunale ha restituito resti di epoca preistorica, tra cui un piccolo vaso con quattro anse di epoca neolitica, che era stato collocato, probabilmente a fini cultuali, a raccogliere l'acqua che gocciava da una stalattite nell'interno dei "meri" del monte Soratte[1]

Prima della conquista romana si trovava ai confini tra l'area falisca e quella capenate. Sul Monte Soratte doveva essere adorato, da parte di queste popolazioni, il dio Soranus, in seguito identificato con Apollo[2], o con Dis Pater[3].

Plinio[4] riferisce che il culto del dio del Monte Soratte era celebrato dalle famiglie degli Hirpi Sorani (o "lupi di Soranus")[5], che in onore del dio camminavano sopra i carboni ardenti; per questo motivo queste genti erano state esentate per mezzo di un decreto del Senato dal servizio militare e da altri obblighi. Virgilio nell'Eneide[6] riferisce un'invocazione di Arunte al dio Apollo "custode del santo Soratte" e parla nuovamente della pratica cultuale del camminare sui carboni ardenti.

Falisci e Capenati, alleati di Veio, vennero sconfitti dai Romani con la caduta della città etrusca nel 396 a.C. Il territorio capenate fu assegnato nel 387 a.C. alla tribù Stellatina. Nel 241 a.C. la capitale falisca Falerii Veteres venne anch'essa distrutta, a seguito della rivolta dei Falisci durante la prima guerra punica. Nel territorio si insediarono in seguito numerose ville: i resti di una di queste, con impianto termale, affreschi e pavimenti mosaico, furono rinvenuti nella località "Giardino" a Sant'Oreste[7].
 
Età medioevale

Secondo una leggenda riportata nel V secolo negli Actus Silvestri, sul monte Soratte si sarebbe rifugiato papa Silvestro I per sfuggire alle persecuzioni di Costantino I. In ricordo di tale evento leggendario sulla cima del monte venne fondato, probabilmente nel VI secolo, il monastero dedicato al santo papa[8]. Nella prima metà del VI secolo vi sarebbe stato monaco san Nonnoso di cui vengono narrati tre miracoli da san Gregorio Magno ((715-731)[9]. Sul monte dovevano essere presenti anche altri romitori e cenobi[10].

Il monastero, caduto forse in abbandono, venne ripristinato e arricchito nel 746 da Carlomanno, il quale vi si sarebbe ritirato dopo la sua abdicazione dalla carica di "maestro di palazzo" a favore del fratello Pipino il Breve, ottenendolo in dono da papa Zaccaria. Essendosi poi trasferito l'anno seguente all'abbazia di Montecassino[11], il monastero venne restituito al papa. Carlomanno avrebbe inoltre fondato il monastero di Santo Stefano a Mariano, ai piedi del monte Soratte, e il monastero di Sant'Andrea in flumine presso Ponzano[12].

Tra i possessi donati al monastero di San Silvestro da Carlomanno, il Chronicon del monaco Benedetto menziona una curtem Sancti Heristi[13], che prende il nome da sant'Edisto, o Aristo, santo martirizzato sotto Nerone sulla via Laurentina. Il nome del santo si è poi progressivamente mutato in Sant'Oreste, attuale nome del paese.

Il centro abitato dovette essere fortificato tra il X e l'XI secolo e il monte Soratte cum oppidis suis, con i suoi centri fortificati, viene citato nella concessione del 964 all'imperatore Ottone I da parte di papa Leone VIII[14].

Nel 1074, sotto papa Gregorio VII, i centri fortificati di Sant'Edistio, di San Silvestro e di Sant'Andrea in flumine passarono alle dipendenze dell'abbazia di San Paolo fuori le mura. Nel 1286 papa Onorio IV ne fece una commenda e li affidò in possesso al vescovo di Ancona, Pietro Capocci. Nel 1290 Sant'Edistio è nominato come castrum, ovvero castello con mura, e doveva far parte di un complesso di fortificazioni che comprendeva i castelli di Versano e di Ramiano[15]. Alla metà del XIV secolo era in possesso dei Savelli[16]. Nel 1443 i castelli di Sant'Oreste e Ponzano con i monasteri di San Silvestro e di Sant'Andrea in flumine vennero attribuiti in feudo all'abate di San Paolo fuori le mura da papa Eugenio IV[17].
 
Età moderna

Nel 1523 la tradizione locale riferisce di un contrasto per questioni di confine tra Sant'Oreste e Civita Castellana: i castellanesi avrebbero posto sotto assedio il borgo fortificato, senza tuttavia riuscire a prevalere[18]. Nel 1528 morì nel monastero di San Silvestro il beato Paolo GIustiniani, camaldolese e fondatore della congregazione degli eremiti camaldolesi di Monte Corona[19].

Nel 1546 papa Paolo III riunì i feudi di Sant'Oreste e di Ponzano, con i monasteri di San Silvestro e di Sant'Andrea in flumine, all'abbazia delle Tre Fontane, costituendo un'unica commenda, concessa al proprio omonimo nipote, il cardinale Alessandro Farnese, come abate delle Tre Fontane[20].

In seguito a questa riorganizzazione del territorio l'abitato ebbe un notevole sviluppo urbanistico[21]: nel centro storico vennero edificati o restaurati chiese e palazzi , tra cui il Palazzo abbaziale, centro amministrativo e di rappresentanza, e furono ristrutturate le mura (1554).

Nel 1576 Alessandro Farnese fece redigere uno Statuto della comunità [22], probabile revisione e aggiornamento di una trascrizione quattrocentesca degli usi antichi. Il cardinale commendatario, abate delle Tre Fontane, esercitava i diritti feudali e nominava un podestà per l'amministrazione della giustizia, un "vicecomite", tre "priori", un "camerlengo" e un "cancelliere"; il "consiglio generale" e un "consiglio ordinario" di 40 membri rappresentavano la comunità[23].

Nel 1661 alcune reliquie di san Nonnoso furono donate dal vescovo di Frisinga (Freising, in Baviera), dove il suo corpo era stato traslato nell'XI secolo[24]. Il santo fu dichiarato nel 1676 compatrono del paese[25].

Nel 1798 i cittadini di Sant'Oreste aderirono alla Repubblica romana[25]. L'abolizione dei diritti feudali decretato con l'occupazione napoleonica del 1809-1814 fu confermata dal ripristinato governo pontificio[26] e dal 1817[27] il comune di Sant'Oreste fu soggetto amministrativamente al "governo" di Nazzano (sostituito nel 1828 come capoluogo di "governo" da Castelnuovo di Porto), che apparteneva al distretto di Roma, a sua volta appartenente alla comarca di Roma. Nel 1827 divenne sede di podesteria[28].

Dopo l'annessione dello Stato pontificio al Regno d'Italia nel 1870, il comune di Sant'Oreste risultò avere 1747 abitanti nel censimento del 1871. Furono condotti importanti lavori pubblici, tra cui la costruzione di un nuovo cimitero presso l'antica chiesa di Sant'Edisto (1874) e di una cisterna per l'acqua ("Cisternone", 1880), e venne istituito l'asilo comunale (1891)[25].

Nel 1913 alla morte dell'ultimo abate, l'antica commenda feudale venne avocata dal papa, che nominò un amministratore apostolico e nel 1927, alla morte di questi definitivamente abolita[29].

Nel 1927 il comune di Sant'Oreste entrò a far parte della neoistituita provincia di Viterbo, ma nel 1941 passò a quella di Roma.

Durante la seconda guerra mondiale la rete di gallerie scavate nel monte Soratte, ampliate come deposito dal governo italiano tra il 1937 e il 1938 venne utilizzata nel 1943-1944 come quartier generale delle forze di occupazione tedesche e come residenza del capo di stato maggiore, il maresciallo Albert Kesselring[30].